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Giovedì, 13 Dic 2018

BASILEA, la nuova dogana del credito per le aziende.

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di Marco Scianò 

 

Tra i principali cambiamenti degli scenari economici, Basilea 2 si inserisce come il maggior stravolgimento della regolamentazione circa i rapporti tra banche e aziende. Si tratta di un accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche col quale, gli Istituti dei paesi aderenti, devono accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti: a un maggior rischio assunto devono corrispondere maggiori accantonamenti.

Il Nuovo Accordo di Basilea, basato sull'adozione di metodologie oggettive come il rating, è destinato a modificare in modo significativo l'approccio delle banche alla gestione del rischio creditizio. Ma Basilea non riguarda, a senso unico solo, le Banche. 

Le imprese da finanziare saranno valutate sui risultati, sulle politiche aziendali perseguite e sui progetti da realizzare. Un rivoluzione che, quindi, sta interessando e interesserà sempre di più le aziende, partendo dal fatto che le banche (principali linee di credito e attualmente, principale possibilità di espansione per le imprese italiane), classificano i propri clienti in base alla loro rischiosità, attraverso procedure di rating sempre più sofisticate. 

 

LA STORIA DI BASILEA. 

Gli Accordi di Basilea sui requisiti patrimoniali delle banche sono istituiti dal Comitato di Basilea (che opera nell’omonima città), composto dai governatori delle Banche centrali dei dieci paesi più industrializzati (G10) alla fine del 1974. I membri attuali del Comitato provengono da Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.

Lo scopo del Comitato è quello di promuove la cooperazione fra le banche centrali ed altre agenzie equivalenti allo scopo di perseguire la stabilità monetaria e finanziaria, attraverso linee guida, formulate nell'aspettativa che le singole autorità nazionali possano redigere disposizioni operative che tengano conto delle realtà dei singoli stati. Nel 1988, il Comitato di Basilea, diede origine alla cosiddetta Basilea 1, ovvero un sistema di sistema di misurazione del capitale, che obbligava le banche ad accantonare capitale nella misura dell’8% del capitale erogato in credito, per coprire eventuali rischi di perdite: una percentuale che si rivelò troppo bassa per “clienti” rischiosi e troppo bassa per quelli ad alto rischio di default (perdita). Successivamente, nel 2004,il Comitato di Basilea ha redatto un nuovo testo meglio conosciuto come Basilea 2, che ha definito una nuova regolamentazione (entrata in vigore l’1 gennaio 2007)in materia di requisiti patrimoniali delle banche, tenendo in considerazione i nuovi scenari europei di inizio terzo millennio e le autorità di vigilanza dei singoli Paesi e prevede che le Banche,debbano possedere un coefficiente di solvibilità minimo dell’8%, ovvero un rapporto tra il patrimonio di cui dispone una banca capitale e l'ammontare delle attività ponderate per classi di rischio. Quasi a dire, che il credito che una banca può elargire, è per pochi,selezionati e sicuri clienti.

 

BASILEA 2. 

Il nuovo accordo si basa sui cosiddetti “tre pilastri”. Il primo di questi, riguarda i requisiti minimi patrimoniali: essi devono coprire inattese dovute a rischio di credito (rischio di perdite future su un credito per insolvenza del debitore, rischio di non recupero, rischio di esposizione o deterioramento della "qualità" del debitore.

Nella valutazione del rischio di credito si considerano poi riduzioni ottenibili attraverso garanzie reali e strumenti di copertura (garanzie personali e derivati creditizi), detti "mitigatori del rischio"; come tassi di interesse, di cambio, corsi obbligazionari, etc.), di mercato (rischio di perdite sostenute dalla banca e originate da variazioni sfavorevoli dei prezzi degli strumenti finanziari) e operativo (rischio di perdite derivanti da errori umani, problemi tecnici o di procedura, e comunque non attribuibili al comportamento dei debitori o agli eventi di mercato, come frodi, caduta dei sistemi). 

Il Secondo tratta il controllo prudenziale interno delle banche. Tenendo conto delle strategie aziendali in materia di patrimonializzazione e di assunzione di rischi, le Banche Centrali avranno una maggiore discrezionalitĂ  nel valutare l'adeguatezza patrimoniale delle banche, potendo imporre una copertura superiore ai requisiti minimi.

Infine, il terzo pilastro si basa sull’ informativa da rendere al pubblico. Sono previste regole di trasparenza per l'informazione al pubblico sui livelli patrimoniali, sui rischi e sulla loro gestione. 

 

L’ULTIMA ARRIVATA: BASILEA 3. 

E’ storia di pochi mesi, l’introduzione di una nuova Basilea (battezzata Basilea 3), ovvero di un nuovo accordo tra i governatori delle banche centrali internazionali circa i principi dei bilanci bancari, divenuta necessaria a fronte della crisi finanziaria. Novità importanti per le aziende, in quanto, le Banche saranno obbligate a conservare cuscinetti di capitale (ovvero risorse oltre i minimi previsti da Basilea 2), per fronteggiare i momenti di difficoltà futuri, ed evitare nuovi casi di fallimenti bancari(vedi il caso Lehman Brothers): una mossa che ci si augura non diventi un boomerang, poichè la stretta dei parametri bancari, potrebbe portare ad un giro di vite esagerato nella concessione dei prestiti da parte delle Banche, che preferirebbero parametri di liquidità a lungo termine. La mossa è stata però necessaria per evitare uno dei difetti di Basilea 2, cioè la prociclicità delle Banche: gli Istituti bancari, infatti, durante i momenti di rallentamento economico, si comportavano in maniera protezionistica, diminuendo le linee di credito a favore di maggiori accantonamenti per evitare rischi. Tutto ciò portava ad un inasprimento ulteriore della crisi, con ripercussioni macroeconomiche. 

 

AZIENDE, COME SI VIENE VALUTATI: Il rating . 

Basilea 2 valuta il merito creditizio delle aziende attraverso lo strumento del "rating" (che significa per l’appunto “valutazione”): un giudizio sulla capacità attuale e futura del debitore di far fronte ai propri impegni finanziari, quanto un cliente sia rischioso e quanto sarà produttivo in futuro, se gli venisse concesso il credito che chiede. Basilea 2, impone una valutazione esterna (rating esterno) e una interna (rating interno) delle aziende: la prima è eseguita periodicamente e ripetutamente da istituti certificati (es. Standard & Poor’s), che si pongono come giudici neutrali tra le parti (banche e aziende); la seconda, è di competenza diretta della banca che elargirà il credito, attraverso una scrupolosa analisi del cliente, del suo quadro finanziario, economico, del rapporto con banche (es. sconfini, ritardi nei pagamenti, situazioni di insolvenza..), di aspetti qualitativi (posizionamento sul mercato).

Il risultato del rating ,per le Banche, è il calcolo della Probabilità di Default, cioè di insolvenza, che serve a suddividere i clienti in classi di rischiosità, da AAA (cliente ad alta capacità di ripagare il debito) a D (Società insolvente): un giudizio non statico, ma soggetto a revisioni annuali in base ai miglioramenti/peggioramenti del cliente stesso.  

 

BASILEA: COMBATTERLA o allearsi? 

Si potrebbe intuire,quindi, che Basilea 2 può esser vista come una nemica o, invece,come una possibilità di crescita. Queste due possibili visioni diametralmente opposte, possono derivare dal fatto che le imprese, anche quelle più piccole, al fine di ottenere rating elevati e quindi migliori condizioni nei finanziamenti bancari, devono e dovranno sviluppare, professionalità nella pianificazione e nel controllo finanziario della gestione, nonché nella comunicazione finanziaria. Argomenti decisamente sconosciuti allo spesso tessuto aziendale italiano, che ha sempre vissuto di piccole realtà in cui la finanza e la reddito viaggiavano di pari passo o comunque erano decisamente semplificate. 

Cambia, insomma, il classico rapporto banca-impresa. Non più un rapporto basato sulle singole transazioni, caratterizzato da scarsa trasparenza, da una funzione distorta delle garanzie (spesso sostitutive di un’approfondita analisi di solvibilità dell’impresa) e da interessi contrapposti, ma un rapporto basato su relazioni di lungo periodo, sulla trasparenza, sull’informazione e sulla collaborazione. Banche e imprese sono, infatti, spinte a collaborare e a confrontarsi da interessi convergenti: l'impresa in equilibrio finanziario ottiene un buon rating, fa risparmiare capitale alla banca e paga tassi di interesse più bassi. Si creano così le premesse per un salto di qualità nella gestione finanziaria delle imprese e nella professionalità con cui le banche valutano l'affidabilità dei clienti. 

Esistono però delle preoccupazioni riguardo la possibilità che emergano risvolti negativi non desiderati, tali da generare un ingiustificato peggioramento del giudizio di affidabilità riconosciuto alle imprese, soprattutto a quelle più piccole. Spesso, il timore, risiede nel fatto che le banche circoscrivano eccessivamente i flussi informativi a quelli desumibili dai bilanci e che si affidino prevalentemente a sistemi automatici di elaborazione dei dati, perdendo in questo modo, la capacità di valutare fattori immateriali legati alla figura dell'imprenditore, alla storia dell'impresa, al marchio, al know how che, pure, possono essere ingredienti fondamentali del successo dell'impresa. Il fatto certo è che l'introduzione delle regole di Basilea 2 rappresenta un’opportunità effettiva di sviluppo sia dei processi bancari di erogazione e di monitoraggio del credito sia del comportamento finanziario delle imprese. Quest’ultime, sono chiamate a fare un grande passo in avanti, per adeguarsi ad un sistema che può solamente giovare loro: gli scenari economici sempre più complessi e le difficoltà economiche, pongono le imprese ad un senso unico, che porta all’adeguamento alle normative di Basilea 2 per cominciare a pensare in maniera lungimirante e costruttiva.  

 

BASILEA vs Artigiani e Microimpresa.  

Il complesso mondo dell’artigianato è spezzettato in migliaia di piccole e microscopiche aziende , spesso composte dal solo titolare: un mondo che ha quindi bisogno di un rapporto col credito agile e sicuro.  Un mondo, inoltre, che coincide con realtà imprenditoriali caratterizzate da meno di dieci dipendenti, un livello di fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro, un totale di bilancio inferiore ai 2 milioni di euro. L’Accordo di Basilea 2, pone questi soggetti in uno scenario che sembra costruito appositamente per rendere la vita difficile all’imprenditore, costretto a rapporti formali con le controparti, costretto a sopportare costi più elevati, costretto a fare i conti con rating, trovandosi molto spesso privo di conoscenze economico-finanziarie necessarie per districarsi in questo labirinto. Un ruolo fondamentale in questa situazione, lo gioca il Confidi, ovvero un consorzio di garanzia collettiva dei fidi che svolge attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell’accesso ai finanziamenti, a breve medio e lungo termine, destinati allo sviluppo delle attività economiche e produttive, nati per supplire alla mancanza di una cultura finanziaria delle microimprese (artigiane, agricole..)fornendo un’assistenza professionistica, specialistica ed articolata. 

I Consorzi di fidi inoltre, svolgono anche una funzione di “ponte” tra le imprese e gli intermediari bancari, dal momento che grazie alla conoscenza dell’impresa (in virtù del rapporto di fiducia che normalmente s’instaura tra confidi ed associato) riescono a valutare le prospettive di sviluppo territoriali e di settore e ad ottenere una serie di informazioni sull’azienda e sulla sua reputazione, fornendo alle banche (che valutano con modelli di rating) parametri qualitativi sulle imprese e valutazioni più efficienti sulla sostenibilità finanziaria dell’investimento . Tutto ciò a beneficio dell’associato che può ottenere un miglioramento della valutazione del merito creditizio dell’impresa, una riduzione del rischio finanziario. 

Come più volte affermato da autorevoli uomini di spicco della finanza, “Il sistema bancario dovrà valorizzare i Confidi riconoscendo loro l’importanza della “prossimità” e la capacità nell’attribuire a ciascuna delle imprese il giusto merito creditizio. Ai Confidi l’onere di affrontare la sfida evolvendosi in strutture sempre più efficaci, snelle e solide. Capaci di soddisfare i propri clienti.” 

Ritornando alle Banche, quest’ultime, individuano una microimpresa sulla base del fatturato più che sul numero di dipendenti che essa ha assunti, misurando il rischio assunto in fase di credito, sulla base dei dati desumibili dal modello unico per la dichiarazione annuale dei redditi al Fisco, o dal bilancio d’esercizio o ,ancor meglio, dalle informazioni quantitative incluse nell’analisi di fido provenienti dai credit registers (i vari sistemi di scambio e condivisione delle informazioni fra intermediari creditizi, operanti all’interno di un contesto nazionale).Queste informazioni sono prodotte e gestite dalla cosiddetta Centrale dei Rischi. 

Il futuro importante dei Confidi per le imprese è notevole: questi dovranno essere i partner del sistema bancario fornendo agli istituti di credito garanzie di maggiore valore che diminuiscano l’assorbimento patrimoniale dei prestiti alle micro-imprese. Quest’ultime però devono esser disponibili a rafforzare la trasparenza e la correttezza di documenti contabili che fotografino quanto più possibile correttamente la loro reale situazione economico / patrimoniale. 

Banche e clienti (imprese) devono, in conclusione, operare con maggiore flessibilità, smussando rigidità e chiusure che troppo spesso hanno contraddistinto il settore bancario, all’insegna della trasparenza e della reciproca fiducia.

 

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